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«Una vita da social», campagna contro il cyberbulismo

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Il fenomeno ha assunto ormai la dimensione di allarme sociale, le istituzioni reagiscono con la sensibilizzazione sui principali social network.

I numeri, freddi, sono spietati; due ragazzi su tre hanno avuto esperienza diretta o indiretta di cyberbullismo, ma le denunce sono in numero irrisorio. Nel 2016 (dati della polizia di Stato), sono stati denunciati complessivamente 235 casi con minori per vittime: 8 gli stalking, 42 le diffamazioni, 88 le molestie, 70 i furti di identità, 27 la diffusione di materiale pedopornografico. Per prevenire un fenomeno in grande crescita quale il cyber-bullismo è partita «Vita da social», campagna di sensibilizzazione a cura della polizia di Stato (in rete ma anche su Twitter). 

Nelle scorse edizioni un milione di adolescenti sono entrati in contatto con gli esperti della polizia postale. E ogni volta si sono visti gli effetti, con un picco di denunce a seguito degli incontri. Estremizzando il concetto, potremmo dire che internet è il magma in cui si annidano i pericoli per i nostri ragazzi. Ma deve cambiare anche l’approccio dei giovani alla rete. Lo scorso 7 febbraio si è tenuta la Prima Giornata nazionale contro il bullismo e il cyberbullismo in concomitanza con il Safer Internet Day 2017. Lo slogan era «Be the change: unite for a better internet» e l’obiettivo era quello di far riflettere i ragazzi sull’uso consapevole della rete. cyberbullismo

Ebbene, secondo un’indagine condotta tra ragazze e ragazzi italiani sui “discorsi d’odio” a cura di Skuola.net e dell’Università degli Studi di Firenze, il 40% trascorre on line più di 5 ore al giorno. Quando però devono controllare la veridicità delle notizie on-line, solo il 14% degli intervistati dichiara di non controllare mai se una notizia sia vera o falsa, il che rende i ragazzi «facilmente preda di titoli sensazionalistici e bufale che possono fomentare reazioni poco ragionate e forse guidate da sentimenti di rabbia e di odio».

Sempre secondo la ricerca, l’11% di ragazze e ragazzi afferma di approvare insulti rivolti a personaggi famosi in virtù di una generica «libertà di esprimere ciò che si pensa»; al 13% è capitato di insultare un personaggio famoso on-line. Stesso discorso si può fare sui commenti pesanti rivolti ai coetanei dove si conferma l’effetto di disinibizione dello schermo. Ci auguriamo che l’iniziativa della polizia di Stato abbia grande successo e riesca a coinvolgere tanti adolescenti.

Andrea Martire

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