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Sharing economy, boom anche in Italia

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Da Airbnb a Bla Bla Car, gli utenti dei servizi condivisi sono raddoppiati negli ultimi due anni. E tra le cause, a sorpresa, non c’è solo la voglia di risparmiare. Ancora una volta il sapiente uso del digitale  aiuta la nostra vita. Vediamo come. 

Italiani e innovazione – Agli italiani piace shared. Non era facile da prevedere in un paese piuttosto attaccato alla tradizione e non proprio amico dell’innovazione, ma è successo. La sharing economy, l’economia del condiviso, ha avuto successo anche da noi. Come è stato possibile?

In primo luogo, ci spiega un sondaggio, le basi del successo sono quelle valide in tutto il mondo, la possibilità di risparmiare. Ma anche, recita, appunto, il sondaggio, la volontà di aiutare chi non ha un lavoro tradizionale e quella di creare un altro modello di consumo, più consapevole e alternativo al consumismo imperante di oggi.

Sharing economy, galassia che spazia – Largo alla sharing economy, dunque, l’economia della condivisione. È la galassia che va da Airbnb, il portale che mette in contatto chi cerca una casa o una stanza per brevi periodi con chi ha spazio disponibile, a Bla bla car, l’app per trovare un passaggio a pagamento in macchina, passando per tante altre forme di scambio, anche gratuito. Una galassia che nel 2015 è stata attraversata almeno una volta dal 25% degli italiani. Chi lo dice? Uno studio realizzato da Tns, società di ricerche di mercato, presentato al Ferrara Sharing festival lo scorso maggio.

shared-economyGradimento e fatturato in crescita  – A livello mondiale, secondo l’Unione Europea, il fatturato dovrebbe crescere dai 13 miliardi di euro di adesso ai 300 del 2025. E solo in Italia si contano quasi 200 siti o app della condivisione. E’ interessante, sociologicamente, interpretare le motivazioni che sostengono il fenomeno. Della serie quello che è mio può essere anche di altri e mi può portare reddito. Al primo posto c’è il risparmio, indicato dal 41% degli intervistati, un campione rappresentativo di mille persone. Ma, considerato che erano possibili più risposte, il 39% dice che lo fa perché si tratta di una soluzione intelligente, il 32% per dare un’opportunità economica agli altri, il 33% perché è una bella risposta al consumismo. Non solo soldi, insomma. Dietro c’è un’idea quasi ecumenica di condivisione economica, un occhio all’ambiente ed una certa attenzione alla continuità nell’utilizzo degli averi.

Sharing economy, e le truffe? – Il deterrente più efficace è la paura, delle truffe soprattutto (per il 16%). Ma ci sono tanti italiani (un altro 16%) che userebbero la sharing economy se solo ci fossero «regole giuridiche e fiscali». Al momento, con rare eccezioni, il settore si basa sullo spontaneismo, anche se in Parlamento avanza a rilento un disegno di legge che dovrebbe fissare una serie di paletti, è di questi giorni la norma sul social eating (ospitare a casa propria sconosciuti per cena) mentre attendiamo l’approvazione della legge di bilancio per capire se ci sarà veramente la cd norma “airbnb”.  Ma l’impressione è che siamo già nel futuro e per questo il settore non può avere destino diverso da una rapida e sempre più capillare crescita. Un’altra dimostrazione della indispensabilità di un’educazione digitale appropriata e condivisa da tutti.

Andrea Martire

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