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Sbordoni: «Lo Stato potenzi la Pec e i cittadini facciano la loro parte»

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Roma, 9 dicembre 2014

L'uso della posta elettronica certificata ha modificato il rapporto tra cittadini, in particolare alcune professioni, e Pubblica amministrazione. Ma le opportunità che possono ancora derivare dalla Pec sono tante e alcuni limiti del servizio lo rendono ancora non completamente efficace per modernizzare, smaterializzare e potenziare le comunicazioni. Da questo assunto parte il nostro confronto con l'avvocato Stefano Sbordoni, autore tra gli altri del volume “Web, libertà e diritto. Aspetti di diritto positivo nella comunità virtuale” e tra i relatori del convegno Digiconsum “Gli Italiani e la Pec: un amore possibile?”.

Avvocato Sbordoni, la Posta elettronica certificata ha cambiato tra le altre cose anche il suo lavoro. Cosa resta da fare?
Intanto evidenziamo giustamente quello va meglio rispetto al passato. Per noi avvocati è un'importante passo avanti disporre di un servizio che riduce le file ma anche le incertezze legate ad esempio alle notifiche. Gli avvocati sanno bene cosa comporta l'enorme problema delle notifiche e dell'individuazione dei destinatari, ma credo che il ragionamento sull'utilità di questo strumento si possa estendere a tante altre professioni e categorie. In generale, per l'Italia la Pec ha rappresentato una opportunità di innovazione importante, anche se depotenziata dai modi e dai tempi con cui è stata messa in pratica.

A suo avviso come si fa a modernizzare le comunicazioni tra cittadini ed enti pubblici e privati?
Sicuramente ci sono nuovi e vecchi strumenti da mettere a disposizione dei cittadini, che devono essere tutti egualmente informati sulle loro potenzialità e sulle modalità d'uso. La Pubblica Amministrazione non può pensare di modernizzare con i tempi con cui ha tentato di farlo finora, ottenendo di arrivare a un risultato quando ormai è vetusto. Il web rappresenta una enorme sfida, con tante opportunità ma anche rischi. Ma soprattutto è in continua evoluzione. Ciò comporta da un lato che lo Stato debba essere in grado di accompagnare i cambiamenti imposti dall'innovazione tecnologica, dall'altro che i cittadini si rendano conto che è necessario essere continuamente formati e informati rispetto a tali cambiamenti. Non possiamo pensare di essere del tutto esenti da doveri in questo ambito.

Come si declinano diritti e doveri in merito alla Pec?
Semplice: abbiamo il diritto di essere informati su come funziona il servizio e di pretendere che la Pec estenda sempre di più la sua efficacia. Ma abbiamo il dovere di utilizzarla e di aggiornarci sull'evoluzione di questo come di altri strumenti analoghi.

Torniamo alle cosa da fare: come andrebbe potenziato il servizio a suo avviso?
Intanto mi pare che ci sia unanimità sull'ipotesi che le aziende fornitrici della Pec siano accreditate e garantiscano standard omogenei e soprattutto misurabili, in virtù dell'intervento di controllori pubblici e terzi. Il terzo certificatore deve essere per forza di cose lo Stato, che deve verificare l'affidabilità e i livelli di sicurezza e innovazione offerti. Poi andrebbe esteso questo tipo di comunicazione ai rapporti tra privati, comprese le aziende. Infine, va affermato un elemento di natura culturale: possiamo dire che la Posta certificata, come altri servizi di natura analoga, rappresenti uno strumento utile a garantire servizi essenziali, quali il funzionamento della macchina della giustizia o il diritto alle prestazioni sanitarie. Come tale, deve essere considerato dallo Stato e da noi cittadini un elemento nodale su cui allocare attenzione e, dove necessario, risorse.

Per ottenere questi risultati si immagina un intervento normativo?
Proprio per la natura del servizio e per l'ambito di riferimento non dobbiamo essere ingessati dalla norma. Bisogna snellire sopra, a livello normativo, e velocizzare sotto, a livello applicativo e regolamentare. La norma deve fissare dei principi generali, ma su un tema con un tale livello di innovazione non si può pensare che prima di decidere si debba nuovamente legiferare. Ci sono già soggetti competenze in questo ambito, e altri se ne possono immaginare, che potrebbero farsi carico di condurre in porto un effettivo efficientamento del sistema Pec.

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