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Internet come diritto costituzionale. Un nuovo articolo per dare slancio all’innovazione.

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Roma, 26 gennaio 2015
Quello del digitale è purtroppo in Italia ancora un tema di nicchia. E questo perché il ritardo italiano in questo settore non è solo infrastrutturale (digital divide) ma anche culturale (analfabetismo informatico). Non c’è la consapevolezza dei vantaggi e delle possibilità di crescita offerta dall’ICT così come non c’è domanda di servizi innovativi. Sono questi dati abbastanza allarmanti, soprattutto se confrontati con gli altri Stati, e che inchiodano l’Italia agli ultimi posti di ogni classifica europea e mondiale.
Si inserisce in questo contesto l’iniziativa di Cultura Democratica, un Think Tank composto interamente da giovani, che è riuscito a far depositare in Senato un disegno di legge costituzionale sul diritto di accesso ad Internet come diritto sociale, art. 34-bis.

Ce ne parla Guido d’Ippolito, Responsabile per l’Innovazione Digitale di Cultura Democratica: ”Si tratta di un articolo che Cultura Democratica propone di inserire in Costituzione il cui testo è stato messo a punto da giovani che, facendo propria la cultura digitale, quella della condivisione, del “fare rete”, hanno realizzato un disegno di legge costituzionale oggi all’esame del Parlamento.
L’articolo 34-bis riconosce una volta per tutte la connessione come diritto sociale e lo ricollega al diritto oggi più importante: l’istruzione (art. 34 Cost.). Internet non è solo libertà di espressione, Internet è esercizio di tutti i diritti e doveri, è possibilità di usufruire di infiniti servizi per migliorare le nostre condizioni di vita, è lavorare ed esprimere la propria personalità. Ma tutto questo non può prescindere dalla cultura e quindi dall’istruzione. Soprattutto oggi, in un momento di impoverimento culturale, di fughe di cervelli, di scarsa solidarietà e investimenti in ricerca minimi, non si può non ricominciare dall’istruzione facendone il diritto fondamentale per la crescita di tutto il sistema paese.
Non poter usare Internet oggi, vuol dire essere tagliati fuori dal mondo, dal lavoro, dall’economia, dai rapporti personali e della cultura. Riconoscerlo vuol dire dare a tutti le stesse possibilità di crescita personale e professionale. Internet è un nuovo luogo di esercizio dei diritti e una nuova dimensione economica, imprenditoriale e lavorativa. È in quest’ottica onnicomprensiva e trasversale che lo Stato ne deve riconoscere e garantire l’accesso.

Accesso ad Internet come diritto sociale vuol dire che, così come lo Stato realizza scuole ed ospedali per rendere effettivo il diritto all’istruzione e alla salute, dovrà anche realizzare le infrastrutture di connessione alla Rete per rendere effettiva la connessione. Accesso ad Internet come diritto sociale vuol dire che tutti avranno il diritto di connettersi alla Rete, ad alta velocità e da ogni luogo d’Italia. In particolare garantirà una connessione stabile e veloce nelle zone “a fallimento di mercato”, quelle in cui gli imprenditori privati non hanno interesse a investire.
Internet è ormai sempre più considerato come un bene comune o un servizio fondamentale. Riconoscerne l’accesso, e quindi la connessione, come un diritto sociale significa impegnarsi per lo sviluppo dell’Italia. In particolare vuol dire espandere e tutelare al meglio tutti i diritti, rimuovere le disuguaglianze sociali, incentivare l’economia, creare posti di lavoro, digitalizzare la PA, sviluppando l’impresa e i commerci, aumentare il PIL e tanto altro ancora. Significa puntare su valori basilari e che hanno fatto crescere tanto Internet che le democrazie. Valori come la condivisione delle idee, competenze, energie, la collaborazione, la solidarietà, l’uguaglianza.

L’art. 34-bis, è il contributo delle nuove generazioni alle riforme del paese. E’ una rivoluzione culturale e sociale prima che giuridica ed economica in quanto chiede il riconoscimento della parte più innovativa e propositiva del paese. Tutto questo senza perdere di vista, anzi valorizzando la cultura digitale.

L’art. 34-bis è quindi la precondizione di tutte le riforme. Vuol dire far raggiungere allo Stato un nuovo livello di civiltà che solo insieme, con la collaborazione e l’apporto di tutti – cittadini, imprenditori, lavoratori, dipendenti pubblici, giornalisti, politici – si può ottenere.”.

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