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Informazioni sul web, dati esatti o sanzione per chi pubblica

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Stretta del Garante Privacy sull’informazione digitale, la condanna per Yahoo! Ora non si può più sbagliare. 

Web, Informazione e correttezza - Si apre uno spiraglio per la privacy o, quanto meno, per la correttezza delle motivazioni che portano i giganti dell’informazione a pubblicare nome e cognome delle persone protagoniste, spesso loro malgrado, di fatti. Yahoo! è stato condannato a rimuovere il link alla pagina web di un sito Usa, in cui sono pubblicate informazioni inesatte e non aggiornate relative a un cittadino italiano, coinvolto in una vicenda giudiziaria sul suolo americano.

Lo ha stabilito il Garante della Privacy, che ha accolto il ricorso di un uomo che era finito, involontariamente, su un sito che riporta gli arresti compiuti ogni giorno negli Stati Uniti, con descrizioni (e addirittura caratteristiche fisiche) totalmente errate.

Il ricorso giudiziale - Ma perché questa precisazione? Per volontà dell’interessato. L’uomo – che si precedentemente rivolto, senza esito, anche a Microsoft e Aol – lamentava il danno legato alla pubblicazione di notizie inesatte e obsolete relative a un arresto subito nel 2015 per un reato poi derubricato in uno di minore gravità. Circostanza, quest’ultima, non aggiornata nel sito, che riportava ancora le notizie relative alla prima ipotesi di reato. Della serie, se riporti la notizia devi riportare anche la rettifica.

dating-website-privacyL’intervento del garante - Il Garante, alla luce della direttiva 95/46/CE e delle sentenze della Corte di Giustizia europea “Google Spain” ( 2014) e “Weltimmo” (2015), ha affermato la competenza dell’Autorità italiana sul caso in esame. Una decisione confermata anche da una recente sentenza del tribunale di Milano nell’ambito di un giudizio di opposizione attivato da Yahoo! contro un precedente provvedimento del Garante.

Nell’accogliere il ricorso, l’Autorità ha dunque ritenuto illecita la diffusione di informazioni non aggiornate e inesatte, perché in contrasto con la normativa europea e nazionale, e ha ordinato allo stesso Yahoo! di provvedere alla rapida rimozione, in associazione con il nome e cognome dell’uomo, dell’url alla pagina web. E Microsoft e Aol? Si è optato per il non luogo a procedere poiché hanno rimosso il link nel corso del procedimento.

Andrea Martire

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