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Il rapporto Ocse sul futuro digitale: “Così Internet cambia il mondo”

OCSE
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Roma, 7 novembre 2014

È stato pubblicato i primi di novembre il report dell'Ocse “Measuring the Digital Economy: A New Perspective”. Lo studio di 150 pagine analizza, tramite l'analisi e l'incrocio di dati e indicatori, l'impatto della digital economy sui 34 paesi dell'Ocse. Lo studio evidenzia le differenze tra paesi e rispettive fasce della popolazione e fornisce nel contempo indicazioni su come i governi possano meglio relazionarsi con i propri cittadini attraverso la comunicazione online. Cloud computing, tecnologia mobile, social networking e big data aprono scenari nei quali ogni ambito della vita sarà “smart”, ovvero assistito da algoritmi computerizzati e telematici in grado di risolvere problematiche sempre più complesse, semplificando radicalmente la vita degli utilizzatori.
In una realtà “tutto smart” ogni settore – casa, energia, salute, commercio, trasporti, governo, lavoro & tempo libero (ovvero il cosiddetto “ozio creativo”), per citarne solo alcuni – sarà di facilissimo accesso e del tutto “user friendly”. Tale processo, ricorda lo studio, deriva in gran parte dalla diffusione incrementale di network, fissi o wireless, che se oggi si aggirano intorno al miliardo e 700 milioni di unità nell'area Ocse, nel 2022 saranno 14 miliardi.

Età e educazione
Uno dei principali risultati evidenziati nel report è che, quando si parla di diffusione di Internet tra la popolazione, l'età e l'educazione fanno la differenza. Mentre i giovani hanno una comprensione di Internet pressoché universale, man mano che si procede con le primavere le cose cambiano. Così, ad esempio, più del 75% dei cittadini dei paesi nordeuropei compresi nella fascia dei 55-74 anni usava Internet nel 2013, mentre, nello stesso anno, in Messico o Turchia il numero ammontava appena al 10%. Anche l'educazione è un fattore cruciale: in alcuni paesi, infatti, i cittadini compresi nella stessa fascia di età 55-74 con un background culturale elevato utilizzano Internet in modo analogo ai giovani di 16-24 anni. Gli anziani con un livello formativo minore – proprio quelli che generalmente necessitano maggiormente dei servizi di assistenza pubblica – non riescono invece ad accedervi. Così, spiega l'Ocse, questi ultimi “costituiscono un potenziale focus di strategie atte a promuovere un'azione di inclusione digitale”.

Fiducia
Un altro elemento importante per qualsiasi governo che voglia entrare in contatto con i cittadini per mezzo della rete è la certezza che gli utilizzatori abbiano fiducia in, e siano padroni di Internet. Mentre alcuni utilizzi più diffusi della Rete, come l'uso delle mail o la lettura di giornali on-line, vede una percentuale di utilizzatori piuttosto elevata (rispettivamente il 90% per le mail e il 70% per la lettura della stampa), i numeri diminuiscono a mano a mano che i servizi si fanno più sofisticati. Così, ad esempio, se in Estonia, Finlandia e Norvegia il 90% delle persone effettua operazioni bancarie online, la percentuale si riduce sensibilmente in paesi come Grecia e Cile (intorno al 20%). In proposito, il report spiega che il modo con cui i cittadini utilizzano i servizi pubblici telematici di un paese maturo dal punto di vista digitale tende ad essere simile. Per esempio, le attività bancarie online in tali contesti possono agevolmente correlarsi con l'uso dei servizi di e-government, download di software, utilizzo di audio o video in streaming, e così via. “Entrano in gioco probabilmente – spiega il dossier – altri elementi tra cui familiarità con i servizi online, fiducia nel sistema e capacità dei singoli, insieme alle specificità de paese”.
Utilizzatori precoci
La quasi totalità (99,5%) dei quindicenni di oggi usa abitualmente Internet o l'ha usato almeno una volta nella vita. Nonostante le grandi ed evidenti ricadute positive – tra le quali c'è la certezza di una facile fruibilità futura dei servizi online da parte loro – vi sono alcuni risvolti potenzialmente negativi. Infatti, recita il report, “mentre l'accesso alle informazioni via Internet può portare grandi benefici all'educazione dei bambini, li espone anche a rischi come l'accesso a contenuti inappropriati, un'interazione nociva o dannosa con altri utenti – adulti o bambini – e l'esposizione a pratiche di marketing aggressive. Inoltre, i bambini connessi ad Internet possono involontariamente mettere a rischio i computer e diffondere dati sensibili o personali”.

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