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I social network, la didattica e l’educazione, LIMcontro impossibile?

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Roma, 22 dicembre 2014

Quando si è chiamati a trattare certi temi si teme di andare incontro sia ad una certa banalità sia ad una certa ovvietà. Ma essendo “dentro” il mondo educativo, insegno dal 1992, e a quello dei social, in quanto cittadino, educatore e sostenitore dell’inserimento delle ICT (Information and Communication Technology o tecnologie dell’informazione e della comunicazione se volete) nella didattica non mi esimo da questo compito e rischio sperando di “non annoiar il sol lettore” come diceva il Manzoni in una delle stesure del “Fermo e Lucia” prima del più famoso “I promessi sposi”.
Con la recente norma sulla “educazione all'uso dei social media nei programmi scolastici”vedi legge ), in base alla quale, a partire dall'anno scolastico 2014/2015, le scuole pubbliche hanno l'obbligo di fornire ai ragazzi le indicazioni per un “uso responsabile” sei social media, il New Jersey è diventato il primo stato americano, il primo stato del pianeta, in cui la formazione sui social media a scuola è sancita per legge.
Si tratta di una disposizione sopratutto a tutela dei minori, che prevede per gli studenti tra gli 11 e i 14 anni corsi di formazione su quali sono i principali social, le opportunità che offrono, come utilizzarli in modo sicuro e quali siano le eventuali conseguenze di un uso sbagliato. E in Italia?
Parto dal titolo e dall’ambiente scuola cercando di dare imput educativi educativi più ampi.
Non c’è errore di scrittura è proprio voluto. Perché?
Nonostante si parli di coding, BYOD (cioè uso dei propri strumenti digitali portati da casa), programmazione computazionale, tablet, social network e tutto ciò che riguarda la sfera digitale, nella scuola italiana ancora si discute sull’utilizzo della LIM, che è vista come tecnologicamente superata dai “puristi” dell’uso delle tecnologie, e sul fatto che molti docenti non siano ancora formati al suo uso.
Amara realtà. Soldi e tempo per la formazione sono scarsi. Sarebbe necessaria però una maggior disponibilità di tempo e soprattutto un cambio di mentalità sia da parte dei docenti (corsi online qualificanti e gestiti anche da colleghi a costo zero o molto basso c’è ne sono) sia da parte del MIUR (per esempio una settimana sabbatica per il docente che si aggiorna è molto più utile di un corso che dura 10 settimane recuperando due ore in più rispetto agli impegni lavorativi quotidiani).
Parto dalla LIM (lavagna interattiva multimediale) tanto vituperata. La LIM altro non è che una lavagna collegata al computer e ad un videoproiettore che con penne touch diventa interattiva. Se ne possono avere anche a poco prezzo, per esempio QUI .

Ma ancor pochi sono i docenti che la usano e tra quelli che la usano non tutti ne sfruttano tutte le potenzialità. In alcune scuole sono state messe nei laboratori, ma è una lavagna va messa in classe. La si può usare anche per prendere appunti durante le lezioni e salvarli se utili, registrare le lezioni, usarla come schermo per vedere filmati, video esplicativi, mappe concettuali, oppure costruirli con gli alunni.
Da un uso semplice ad un uso complesso come suggerisce questo corso online  (non faccio pubblicità dato che è gratuito).
Da queste poche indicazioni si comprende la difficoltà del digitale, ancorché fisico ed ingombrante come la LIM, nella quotidianità didattica della scuola italiana.
Quindi ha senso parlare di social network nella didattica? E comunque ha senso parlarne ad educatori di bambini ed adolescenti, siano essi genitori o docenti?
Certo che sì ha senso, per fortuna c’è chi va oltre.
Ci sono migliaia di docenti che si formano ed “autoformano” e condivido il loro know-how proprio sui social ed in modo del tutto gratuito. Su facebook s’incontrano tanti gruppi di docenti che, tolti quelli di protesta (assolutamente giusta e legittima), cercano di proporre e costruire vie didattiche contestualizzate all’oggi e innovative.
Molti docenti, a differenza di 5/6 anni fa, ormai li “popolano”, parte in modo attivo come fondatori e amministratori di gruppi, altri in modo saltuario, altri ancora come lurker ma chi ne fa parte dichiara che gli aspetti positivi sono maggiori di quelli negativi, il nodo cruciale è la condivisione.
Ciò nasce da un paradigma che è entrato a far parte della spirale educativa ad ogni livello in modo più o meno consapevole: sono cambiati i paradigmi comunicativi e come conseguenza diretta quelli educativo/didattici a cui si deve far riferimento.
Abitare in modo attivo e continuativo i SN (Social Network) è dunque divenuto un imperativo categorico per docenti ed educatori di ogni grado di scuola e situazione sociale in cui si trovano ad operare?
I gruppi sui SN generalisti fondati e amministrati da singoli o gruppi di insegnanti sono ormai molto numerosi e alcuni molto attivi un po’ meno quelli creati dalla base in modo bottom up, dal basso. La condivisione del proprio know how per aumentare l’expertise di tutti e di ciascuno è il punto cardine. Un po’ meno diffusi sono invece i gruppi creati, sia nei SN generalisti sia in quelli dedicati, per gli alunni.
Le esperienze praticate in questo senso riportano di molti aspetti positivi e pochi negativi anche se il periodo di osservazione è ancora breve per una verifica più ampia. Considerare la vita online parte integrante della quotidianità didattica è però un passaggio cruciale e non facile da effettuare nella mentalità “docente/educatore”.
Alla base di questo cambio di mentalità vi è la visione costruttivista del sapere il quale con l’uso positivo e propositivo dei SN viene amplificato e arricchito venendo così attivati percorsi learner centered, centrati su chi apprende, che pongono attenzione a tutti gli aspetti della personalità apprendente, cognitiva, metacognitiva, pratico-operativa, affettivo-motivazionale, relazionale-sociale dando enfasi al ruolo attivo e riflessivo dei processi di costruzione della conoscenza.
E’ necessario come educatori accettare le sfide educative proposte dai SN e recepirne le dinamiche capendo come funzionano, come li usano gli adolescenti così come i preadolescenti, per parlare il loro stesso linguaggio ed utilizzarli come canale comunicativo. Tutto ciò per integrare i SN non solo nella didattica, per migliorarla, ma anche nelle relazioni tra pari e adolescente/adulto ed educarne alla consapevolezza d’utilizzo.
Nessuno oggi nega, almeno a livello superficiale, di sapere cosa siano i SN. Magari si tenta di dissimularne l’interesse o snobbarne l’uso oppure non ci si vuol iscrivere, almeno a quelli generalisti, ma sappiamo cosa sono. I SN fanno parte ormai della vita quotidiana della maggioranza delle persone, sembrano esserci da sempre, eppure facebook ha appena 10 anni e in Italia non era un granché diffuso sino al 2007/2008. Dunque una storia breve se paragonata alla storia personale di ciascuno ma abbastanza lunga in riferimento alle tecnologie della comunicazione.
Se ora siamo, almeno in parte, interessati, abbiamo fatto un passo in avanti nella comprensione e, dalla LIM in poi, l’uso dei vari device didattici sarà indirizzato ad indicarne l’utilizzo in modo propositivo, per un apprendimento significativo e situato, senza più paure di produrre un digitale versus cartaceo.
Allora entriamo in una breve analisi tecnica. I SN sono caratterizzati da quattro elementi principali che è bene avere a mente quando li si usano costantemente sia per uso personale sia soprattutto se si vogliono inserire in un percorso educativo-didattico. Questi elementi sono:
persistenza, ogni azione svolta sui social network lascia una traccia che a livello teorico risulta accessibile anche dopo molti anni ;
rintracciabilità, è sempre possibile cercare e trovare segni lasciati in rete siano essi fotografie, messaggi, o condivisioni;
replicabilità, ogni traccia può essere riprodotta in maniera diversa utilizzando supporti differenti da quello su cui è stata “incisa”;
pubblico invisibile, non si può sapere con esattezza quante, ne tantomeno quali, persone abbiano visualizzato ciò che noi abbiamo scritto o commentato se non per quelle che lo dichiarano o se non tramite procedure di polizia o spionaggio (ma ciò non riguarda, almeno in regimi democratici, post diffusi tra amici o post educativi).
Le ricercatrici americane Danah Boyd e Nicole Ellison hanno rilevato che, oltre gli elementi tecnici descritti sopra, le caratteristiche di un SN sono tre (Boyd e Ellison 2007) e le possiamo descrivere in questo modo:
1. la presenza di uno spazio che definiamo ancora virtuale, come il forum, in cui l'utente può costruire ed far conoscere un proprio profilo. Il profilo deve essere accessibile, almeno in forma parziale, a tutti gli utenti dello spazio;
2. la possibilità di creare una lista di altri utenti, la propria rete, con cui è possibile entrare in contatto e comunicare;
3. la possibilità di analizzare le caratteristiche della propria rete, in particolare le connessioni con gli altri utenti.
La differenza tra i SN e le ICT disponibili in precedenza (chat, forum, ecc.) sta nella capacità di rendere visibili e utilizzabili le proprie reti sociali. Per questo è possibile, attraverso di essi, identificare opportunità personali, relazionali e professionali che non sarebbero così immediate ed evidenti nella rete di relazioni sociali faccia a faccia.
Se aggiungiamo geolocalizzazione, gamification, etc, vediamo quante siano le possibilità, ma anche le difficoltà, dell’uso dei SN nella didattica e nel rapporto educativo.
Secondo lo psicologo americano Maslow i diversi bisogni che ciascuno di noi sperimenta non sono isolati e a sé stanti, ma tendono a disporsi in una gerarchia di importanza come ci fa capire l’immagine sottostante, nota anche come la Piramide di Maslow .

Piramide_maslow
I SN quindi rispondono ai nostri bisogni?
Pare proprio di sì, infatti dall’analisi delle esperienze degli utenti emerge come i SN siano in grado di soddisfare tutti i bisogni a parte quelli fisiologici. In particolare si può affermare che i SN possono aiutare i propri utenti a soddisfare queste categorie di bisogni:
bisogni di sicurezza, in essi le persone con cui si comunica sono solo amici, non estranei. Posso scegliere tra i contatti chi è un “amico”, controllare cosa racconta di sé e commentarlo;
bisogni associativi, con gli amici scelti posso comunicare e scambiare opinioni, risorse applicazioni, addirittura perfino cercarci l'anima gemella;
bisogno di stima, come me anche gli altri possono scegliere i loro amici. Così se tanti mi scelgono come amico e comincio ad avere un certo seguito nei post assumo una certa autorevolezza;
bisogno di autorealizzazione, ho la possibilità di raccontare me stesso (dove sono e cosa faccio) come voglio e condividere le mie competenze anche per aiutare i miei amici che mi seguono.
Come per le reti di persone fisiche, si è già ribadito che le reti online non sono virtuali, anche per la Rete Web la fiducia e la reciprocità sono gli elementi critici per lo scambio di conoscenza. Le relazioni di fiducia e amicizia online e sui SN si formano seguendo le stesse modalità delle relazioni “in presenza”, e così come capita in esse ci si può sbagliare o non trovare d’accordo.
Nei SN il singolo soggetto può decidere come presentarsi alle persone che compongono la sua rete di contatti e relazioni, detta impression management, ed ha un ruolo centrale nella definizione e nella condivisione della propria identità sociale. La psicologa americana Katelyn McKenna ha evidenziato come le persone siano disposte a rivelare il proprio vero sé nei SN più di quanto non lo siano nella vita reale. Questo perché all'interno di una rete di amici è possibile condividere le proprie convinzioni e le proprie reazioni emotive più intime con minore rischio di disapprovazione o di sanzione sociale.
Questo li rende lo strumento ideale per narrarsi, decidendo in prima persona quali ruoli e quali eventi presentare. Un ambiente perfetto di sviluppo personale in quanto permette di sperimentare nuovi modi di essere senza dover pagare troppo caro le sperimentazioni non andate a buon fine.
Ma a questo come nella vita sociale quotidiana è necessario essere formati e informati.
Ecco perché un incontro tra SN e percorso educativo in genere è possibile ed auspicabile.
Paolo Aghemo

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