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GAP – GIOCO D’AZZARDO PATOLOGICO

Da qualche anno sembra che l’attenzione sia fortemente puntata sul gioco d’azzardo patologico, ludopatia, gambling o come lo si voglia chiamare. Ultimamente con l’approvazione, il 24/07/2013, della “Legge regionale 29 del 30 maggio 2013 – Disposizioni per la prevenzione e il trattamento del gioco d’azzardo patologico” ed il recente emendamento (5/09/2013) che impone una moratoria di 12 mesi per “l’apertura di nuovi centri per i giochi d'azzardo elettronico online e nei luoghi aperti al pubblico” pare si stiano facendo passi interessanti riguardo a questa tematica. Utilizzo volutamente il termine “interessanti” e non “importanti” poiché ad oggi ancora nulla di concreto è stato fatto.

Queste proposte sono sicuramente un buon inizio ma risulta necessa rio incrementare le risorse già presenti sul territorio per far si che queste siano sempre a disposizione del cittadino, per non aggravare il problema dilagante del gambling, bensì contrastarlo.

COS’E’ E COME RICONOSCERLO

Il gioco d’azzardo patologico (GAP) è stato inserito per la prima volta nel 1980 nel DSM-III (APA,1980) e classificato come disturbo del controllo degli impulsi. Ad oggi nel DSM-5 viene classificato come disturbo a se all’interno dei disturbi da sost anze (APA 2014). Rientra nelle “nuove dipendenze o new addiction” in cui non è implicato l’intervento di una sostanza chimica che agisce sull’organismo bensì l’oggetto della dipendenza è un comportamento o un’attività lecita e/o socialmente accettata. Si tratta, in particolare, di persone con storia di abitudine al gioco d’azzardo (“gambling”) nelle sue varie forme, da quelle dei classici giochi da lotteria e delle tradizionali scommesse sportive, lotterie a vincita immediata, gratta e vinci, sale bingo, sale slot a quelle più recentemente introdotte che coinvolgono, come ulteriore fattore di rischio, l’elemento tecnologico on-line. (Rif. Ministero della Salute)

Il gioco d’azzardo patologico è una vera e propria dipendenza. Ha un’eziologia, ancora non ben chiarita, che si basa su una vulnerabilità genetica ed una alterazione dei sistemi neuropsicobiologici e di anomalie della disponibilità di alcuni importanti neurotrasmettitori, in particolare dopamina, serotonina e noradrenalina (Ibanez 2003).

EPIDEMIOLOGIA: DATI ITALIANI

Ma vediamo alcuni dati. Secondo le stime dell’OMS le “new addiction” come il gioco d'azzardo patologico saranno le dipendenze del futuro. Negli ultimi anni, infatti, il volume del gioco d’azzardo in Italia ha avuto un andamento crescente, a ritmi che non hanno ceduto affatto alla crisi economica. Si è passato dai 42 miliardi del 2007 ai 76 miliardi del 2011, un dato quasi raddoppiato in soli 4 anni (Ce.S.D.A). Ricerche internazionali affermano che circa l’80% popolazione generale, di età compresa tra i 18 e i 74 anni, gioca o ha giocato d’azzardo. Attualmente circa il 3% degli adulti e dal 3 al 5% dei giovani risulta avere un vera e propria dipendenza da gioco d’azzardo (OMS). Ma un dato ancor più interessante è che di questi l’86,7% sono cassintegrati, il 66% sono disoccupati o indigenti (47%). Inoltre il 42% della popolazione tra i 15 e i 24 anni e i 25 -64 ha giocato denaro almeno una volta negli ultimi 12 mesi. I numeri sono così alti, si tratta in totale di 17 milioni di persone, da poter parlare di vera e propria epidemia sociale che condiziona molte famiglie italiane (Ifc -Cnr).

Negli ultimi anni, infatti, il volume del gioco d’azzardo in Italia ha avuto un andamento crescente, a ritmi che non hanno ceduto affatto alla crisi economica. Ricerche internazionali affermano che circa l’80% popolazione generale, di età compresa tra i 15 e i 64 anni, gioca o ha giocato d’azzardo. I numeri sono così alti, si tratta in totale di 17 milioni di persone, da poter parlare di vera e propria epidemia sociale, in crescente aumento in tutta Europa, che condiziona molte famiglie italiane .

INSORGENZA E SINTOMI

Il gioco d’azzardo fa parte dei giochi di alea ovvero quei giochi in cui è presente una forte componente di rischio. Inizialmente è proprio questo rischio ad attirare il giocatore. Sensazione di benessere data dall’adrenalina e dai soldi facili sono molto allettanti. Non sempre si sviluppa una vera e propria dipendenza, esistono dei criteri ben definiti per distinguere un giocatore occasionale da uno abituale, ma a volte possono innescarsi meccanismi a spirale dai quali è difficile uscire. Il giocatore inizia a sentire il bisogno di giocare più volte e somme più alte, non riesce a smettere di giocare nonostante i ripetuti tentativi, inoltre, questi tentativi provocano forte ansia e frustrazione in lui. Le sue attività cominciano ad essere ripetitive, finalizzate alla prossima giocata o a come procurarsi i soldi da giocare. Da lì a poco cominciano a deteriorarsi anche le relazioni sociale e affet tive del giocatore che avrà problemi sia in ambito lavorativo, scolastico, familiare, nonché economico. Il primo intervento è la richiesta di aiuto da parte del soggetto interessato, o di una persona a lui vicina, senza questa motivazione primaria sarà molto difficile intervenire positivamente su un potenziale giocatore patologico. Un altro fattore importante, che può indurre il giocatore a rivolgersi ad un professionista è la perdita della libertà nel giocare. Il gioco diventa una necessità, un obbligo, una costrizione, non si è più liberi di giocare. Come tutte le dipendenze, anche il gambling, necessita di un intervento specialistico per riuscire a uscirne e ristabilire un contatto funzionale con la realtà, attraverso programmi di educazione finalizzati a lla remissione dei sintomi.

Distinguere un giocatore patologico da uno occasionale/sociale non è sempre semplice. Per diagnosticare una vera e propria dipendenza è necessario far riferimento a dei criteri ben precisi in ordine di complessità, intensità e tempo.

Tuttavia per avere una prima idea è possibile far rife rimento a questi segnali:

– Eccessivo assorbimento in attività legate al gioco d’azzardo
– bisogno di aumentare la quantità di denaro per raggiungere i livelli di eccitazione desiderati,
– ansia o irritabilità legata ai tentativi, ripetuti ma infruttuosi, di con trollare o ridurre il proprio comportamento di gioco d’azzardo,
– tendenza a tornare al gioco, pur avendo perso, per rifarsi dalle perdite precedenti,
– tendenza a mentire o nascondere il proprio comportamento di gioco,
– conseguente compromissione sociale, rela zionale, lavorativa o scolastica.

Non tutti i giocatori sono patologici
Vi è una differenza tra giocatore occasionale e compulsivo.

La differenza è l’assiduità, in ordine di tempo sia mentale che fisico impegnato nel gioco. Ovvero se una persona gioca tutto il giorno tutti i giorni è patologico così come una persona che per un motivo per non può giocare tutti i giorni ma pensa al gioco quotidianamente.

Molto spesso vengono da noi persone che in questo momento non stanno giocando solo per indisponibilità economica ma che hanno comunque un chiodo fisso.

Altri indicatori sono:
– esclusività con cui si gioca
– ripetuti tentativi di smettere senza successo
– tensione ansia nervosismo quando si cerca di ridurre o controllare il gioco eccessivo
– ricadute durante periodi in cui si era riusciti a smettere
– bugie menzogne ai cari
– compromissione sociale e lavorativa

Chi si rivolge ai servizi di aiuto?

I parenti, gli amici, i familiari. Perché i dipendenti hanno la convinzione “smetto quando voglio”. Ma perché non si smette?

Perché si diventa dipendenti

Perché il gioco ci modifica le connessioni a livello neuronale. St udi di neuroimmagini attraverso PET ci dimostrano l’iperattivazione e ipervigilanza cerebrale a certi stimoli: suoni, vista di monete, udire certi suoni, aspettare il gol.

Questo incrementato anche dalle sale slot, sale bingo in cui è tutto studiato in modo da farci credere che qualcuno stia vincendo.

Gioco problema sociale e sanitario

Il gioco patologico è un problema duplice: sociale e sanitario.

Sociale legato alle situazioni di difficoltà economiche, tra cui debiti, che si vengono a creare all'interno delle famiglie. I rapporti familiari, sociali, interpersonali, lavorativi, amicali vengono lesi, in casi estremi distrutti. Molto spesso si presentano mogli, mariti, compagne, padri o madri che ci chiedono aiuto per cercare di far uscire il giocatore dalla situazione creata. Nella maggior parte dei casi bisogna intervenire anche a livello familiare per ristabilire la fiducia e la se renità sia coniugale che genitoriale.

È anche un problema sanitario poichè dietro la di pendenza da gioco si nascondono problematiche psicologiche quali somatizzazioni, ansia, depressione, senso di colpa, paure, problematiche a volte psichiatriche fino ad arrivare al suicidio, e problematiche legate alla salute fisica quali ipertensione, problemi gastrointestinali, maggior suscettibilità alle malattie cardiovascolari, nonchè pregressi di uso ed abuso di sostanze.

Infatti molto spesso le persone che giocano sono ex tossicodipendenti o ex alcolisti che sono semplicemente passati da una dipendenza ad un’altra.

TRATTAMENTO

Nonostante tutti questi aspetti negativi uno positivo c’è “se ne può uscire” come? Con idonei interventi psico-educazionali. Perché è proprio questo di cui si deve parlare di una rieducazione funzionale al gioco, bisogna far tornare l’idea che il gioco è divertimento e non una costrizione.

Con adeguati trattamenti, con pazienza e fiducia se ne può uscire. Dal 02/2012 è attivo il “Centro GAP – gioco d’azzardo patologico” presso il Centro Clinico Romana Psiche (www.romanapsiche.com) di cui sono Responsabile, già patrocinato dal Comune di Roma e dal II°Municipio. Gli obiettivi del Centro GAP sono offrire un servizio di diagnosi e cura del gioco d’azzardo attraverso:

– Valutazione clinica;

– Colloqui di motivazione al trattamento ri-educativo;

– Promozione del benessere e della salute;

– Re-integrazione sociale, affettiva, lavorativa;

– Prevenzione e sensibilizzazione della popolazione giovanile;

– Follow-Up e valutazione degli esiti.

In una nostra ricerca del 2013 pubblicata su “Mission Federserd” i dati del Centro GAP sono incoraggianti, la percentuale di successo del trattamento, ad oggi, è di circa l’80 % senza recidive, mentre sale al 90 % con recidive risolte positivamente. Un altro dato interessante è la percentuale di successo più alta con il sostegno della famiglia, presente nella maggior parte dei casi.

PREVENZIONE

A mio avviso per contrastare il fenomeno i passi da fare sono due: incrementare le risorse sul territorio per il gambling e lavorare sulla prevenzione.

Sulla prevenzione si può lavorare all'interno delle scuole o tramite altri canali ovvero facendo corsi, seminari, workshop sia agli operatori che lavora in ambito pubblico, all'interno di strutture, università, ASL, ospedali, sia a cittadini comuni.

Per quanto riguarda l'incremento delle risorse ritengo sia necessario dare spazio ai centri, alle cooperative e associazioni che già operano nel campo dipendenza da gioco per poter mettere in atto la propria professionalità a favore dei cittadini, ovviame nte con il sostegno dello stato altrimenti il diritto alla salute di cui tanto si parla rimarrebbe una semplice utopia o, ancor peggio, per una ristretta elite.

Come abbiamo detto il GAP è una patologia prevenibile, curabile e guaribile, con necessità di diagnosi precoce, cure specialistiche e supporti psicologici e sociali (Arizona Council on Compulsive Gambling 1999) ben definiti.

Riuscire ad uscire dall’ombra per chiedere aiuto non è sintomo di debolezza, a nzi denota una grande consapevolezza di sè, umiltà e forza di volontà. È una scelta per noi stessi e per chi ci circonda. Ricordate, i disagi psicologici non devono farci paura più di quelli fisici perché il cervello è un organo come gli altri, può ammalarsi per poi guarire.

A cura di
Dott.ssa Michela Colarieti