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E' morta la CEC-PAC. W la PEC?

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Roma, 17 dicembre 2014

E' passata soltanto una settimana dal convegno “Gli italiani e la PEC: un amore possibile?” svoltosi il 10 dicembre scorso presso la Sala della Mercede della Camera dei Deputati e organizzato da Digiconsum.
Durante il convegno abbiamo presentato i risultati dello studio “Posta elettronica certificata. Le discussioni sul web” condotto da Esakube, agenzia specializzata in comunicazione web e digital marketing, e basato sull'analisi di quanto scritto dagli italiani sul web nel 2014 in tema di Posta Certificata.
La ricerca, realizzata su un panel di oltre 80.000 fonti monitorate tra siti, blog e social network, ha evidenziato la poca conoscenza e lo scarso utilizzo della posta certificata, oltre ad una grande confusione su quella che tecnicamente si chiama CEC-PAC e che gli utenti hanno più volte indicato come “la pec della Pubblica Amministrazione”, ovvero quella casella di posta elettronica fornita gratuitamente ad ogni cittadino per inviare e ricevere comunicazioni certificate da e verso la PA.
Ad una settimana esatta dal convegno, apprendiamo con somma gioia che l'Agid sta chiudendo la CEC-PAC, sostanzialmente perché i dati numerici in possesso dell'Agenzia confermano che la CEC-PAC è stata un fallimento: non solo, infatti, il numero di caselle attive è fermo a 1,2 milioni e dunque molto al di sotto dei 6 milioni auspicati, ma soprattutto l'82% delle caselle non ha mai inviato messaggi. In sintesi: l'hanno richiesta in pochi e in pochissimi l'hanno utilizzata.
Dal momento che il progetto costa qualcosa come 19 milioni di euro, l'Agid ha pensato bene di interromperlo e di dirottare quel denaro su altri progetti, contenuti nel documento “Crescita digitale”. A garantire la certificazione delle comunicazioni digitali resterà un solo standard, quello della PEC, già perfettamente valido sia nel settore pubblico che in quello privato.
Da oggi, dunque, non è più possibile richiedere l'attivazione di caselle CEC-PAC e per quelle già esistenti il servizio verrà cessato attraverso diverse fasi: dal 18 marzo 2015 verrà inibita la possibilità di inviare e-mail, mantenendo quindi attiva solo la funzionalità di ricezione di messaggi; dal 18 luglio 2015 verrà bloccata anche la possibilità di ricevere nuove e-mail; dal 18 settembre 2015 sarà inibito completamente l'accesso alla casella; fino al 17 marzo 2018 sarà comunque garantita agli utenti la possibilità di richiedere l'accesso ai log dei propri messaggi.
Ai titolari di una casella CEC-PAC verrà assegnata su richiesta una casella PEC gratuita per un anno.
Fin qui tutto bene, la scelta ci sembra razionale e lungimirante.
Tornando a quanto emerso durante il convegno però, non possiamo non ribadire che la confusione e lo scarso utilizzo sono stati rilevati non solo verso la CEC-PAC, ma anche verso la PEC. Gli italiani si lamentano della scarsa informazione da parte delle aziende private (ad esempio, anche se è possibile inviare una lettera di recesso via PEC, questa modalità non è quasi mai indicata nelle condizioni contrattuali) e dello scarso utilizzo che ne fa la PA, che molto spesso preferisce ricevere carta e che soprattutto continua ad inviare carta, anche a chi possiede la PEC.
Abbiamo visto che solo il 18% dei cittadini ha utilizzato la CEC-PAC per dialogare con la PA, ma quante aziende hanno utilizzato la PEC che sono state costretti ad attivare? Non siamo in possesso dei dati precisi, ma dalle nostre rilevazioni sul territorio ci sembrano poche.

A nostro avviso, la cultura del digitale si diffonderà tra i cittadini solo se verrà promossa un'adeguata informazione e se saranno create norme stringenti per l'utilizzo attivo della posta certificata da parte delle aziende e delle amministrazioni pubbliche.
Auspichiamo dunque che la morte della CEC-PAC possa rinvigorire lo strumento della PEC attraverso norme che siano capaci di diffonderne ed aumentarne l'utilizzo tra tutti i cittadini.
Come Digiconsum, non smetteremo di consultare i cittadini e di portare le nostre proposte alla politica, nella ferma convinzione che il digitale non sia solo materia per convegni, ma debba portare benessere a tutti i cittadini, proprio in nome di quella cittadinanza digitale che abbiamo scelto di promuovere e di tutelare.

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